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INTERVISTA IMMAGINARIA A GALILEO GALILEI

Dopo un nostro lungo viaggio in carrozza, durato sette giorni nell’agosto del 1633, siamo giunti ad Arcetri, vicino a Firenze, per incontrare nel suo villino lo scienziato Galileo Galilei. Ci ha accolti sulla soglia di casa la figlia Virginia e con molta gentilezza ci ha introdotti nel salotto dell’abitazione. Dopo poco tempo è giunto Galileo e si è rallegrato di averci visti.

Ha chiesto notizie sui nostri studi, sulla situazione politica ed economica del Ducato Sabaudo di Vittorio Amedeo I dopo al peste del 1630 e la fine della II guerra del Monferrato.
        Successivamente ci ha lasciato quest’intervista per GraffITIS.
1) Signor Galilei, quali eventi della sua vita l’hanno particolarmente segnato?
“Innanzitutto i miei primi studi di matematica sono stati fondamentali per la mia formazione; grazie a questo ho potuto insegnare prima all’ Università di Padova e poi ad essere nominato “matematico di corte” di Firenze presso Cosimo II de’ Medici nel 1610. Un passo importante della mia vita è stato l’avvicinamento alle teorie copernicane. Per questo sono stato prima incarcerato, poi processato per eresia e infine costretto ad abiurare tutte le mie tesi di anni di studi nel 1633.”.
2) A proposito dei suoi studi, invece, quali idee di scienza e fede lei sosteneva?
“Secondo me, la scienza deve essere autonoma dalla teologia e da ogni sapere dogmatco, perché le Sacre Scritture non sono testi scientifici. La scienza si afferma attraverso il dialogo, la discussione, il ragionamento e il confronto tra idee differenti.”.
3) Per portare avanti i suoi studi, quale metodo ritiene corretto?
“Il metodo delle scienze ritengo sia il più corretto perché spiega i fenomeni facendo ricorso a leggi matematiche; combina esperienza sensibile e astrattezza dell’esperimento mentale; sancisce l’incontro tra pensiero umano e natura.”.
4) Dunque signor Galilei, può farci una breve descrizione delle sue opere e soprattutto vorremmo capire il motivo della loro stesura, cioè per quale scopo sono state pubblicate?
“Pubblicai prima il “Sidereus nuncius” nel 1610 in seguito ad alcune osservazioni astronomiche; tra il 1613-1615 le “Lettere copernicane” per diffondere la teoria eliocentrica; il “Saggiatore” nel 1623 per oppormi alle critiche del gesuita Orazio Grassi; nel 1632 “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” per diffondere ancora il sistema copernicano; nel 1638 i “Discorsi e dimostrazioni matematiche sopra due nuove scienze” per una prima formulazione del principio d’inerzia.”.
5) Sarebbe così gentile da parlarci della famosa abiura del 1633 in cui la Chiesa la costrinse a rinnegare tutti i suoi studi?
“Dunque, la Chiesa era profondamente legata al pensiero arcaico di Aristotele tantoché non accettava chi si opponeva ad esso; io come molti altri scienziati fui costretto ad affermare che i miei pensieri e la mie teorie erano errate. Nel 1633 fui condannato all’abiura.”.
Terminato l’incontro ci ha offerto una focaccia con un bicchiere di buon vino toscano e ci ha accompagnati alla locanda della “Posta” per riprendere il viaggio di ritorno che è stato abbastanza faticoso per via del caldo.

 

Claudio Baudino, Andrea Calvo, Cavallera Riccardo, Samuel Grassi 4^A

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