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Da Cuneo alla scoperta del sistema solare, l’ingegnere Bruno Gardini racconta l’avventura spaziale europea

Bruno GardiniDa Cuneo allo spazio. Anzi, da Passatore. È da questo paese della provincia cuneese che il ragazzino Bruno Gardini, che poi sarebbe diventato ingegnere e Project Manager all’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, iniziò a coltivare il proprio sogno: diventare protagonista delle grandi imprese spaziali del futuro. Un futuro che avrebbe visto ben presto anche l’Europa, con l’ESA, grande protagonista anche per le missioni delle sonde che esplorano il nostro sistema solare. L’ingegner Bruno Gardini è andato in pensione da pochi anni, e ha guidato i team di ingegneri e tecnici che hanno realizzato alcune delle più importanti missioni di sonde automatiche europee.

Ora racconta le sue straordinarie esperienze alla guida di missioni come «Rosetta», che è giunta alla cometa 67P nel 2014, e la ExoMars che nel 2016 ha raggiunto l’orbita di Marte e prevede una nuova missione nel 2020. Lo farà questa sera (23 maggio) alle 21, all’ITIS “Mario Delpozzo” di Cuneo (Corso De Gasperi 30), dove è stato studente negli anni sessanta, ripercorrendo la storia di queste due missioni europee:«Dopo il diploma qui all’ITIS di Cuneo mi sono laureato nel 1971 al Politecnico di Torino - ricorda Bruno Gardini - e in quel periodo le protagoniste dello scenario spaziale erano solo Russia e Stati Uniti: sembrava che l’Europa fosse ancora così lontana dal diventare protagonista. Invece, solo 15 anni dopo la sonda Giotto divenne la prima ad avvicinare ed esplorare una cometa. Ero da poco stato assunto dall’ESA, al Centro Estec, in Olanda quando il progetto si concretizzò, e pertanto feci in tempo a lavorare per quella storica missione».  

Già questa mattina Gardini ha tenuto una conferenza, in parte divulgativa, in parte tecnica, per i ragazzi delle classi quarte del «Delpozzo», e questa sera terrà un incontro, organizzato dal professor Massimo Giordana, per il pubblico: «Alla missione Rosetta sono particolarmente affezionato, perché ne ho guidato il progetto da quando è stata varata, nel 1998” - dice l’ingegnere cuneese che, di fatto, è il padre della grande missione che ha raggiunto la cometa 67P nell’agosto 2014 e si è conclusa nel settembre 2016 -. Peccato per l’atterraggio non perfetto della mini-sonda Philae, che in ogni caso è stato il primo oggetto costruito dall’uomo ad atterrare su una cometa. Una missione che si è svolta a 800 milioni di chilometri da noi, e dove sono moltissime le cose che devono funzionare a dovere...».

«E poi c’è stata la splendida missione di Rosetta, cioè la sonda principale che ha ruotato attorno alla cometa per due anni - aggiunge Gardini - e che ha fornito immagini e dati straordinari. Uno dei più sorprendenti? Abbiamo capito che la cometa è formata da due diverse comete che in epoca remota si sono scontrate a velocità bassa. Se la velocità fosse stata elevata si sarebbero sgretolate, invece si sono unite ed è la ragione della sua forma irregolare. Lo abbiamo capito dalle differenze morfologiche delle due aree del nucleo cometario».

Obiettivo di queste grandi missioni di sonde robotizzate europee è la ricerca della vita, sia pure in forma biologica. «Ci attendiamo nuovi dati da Rosetta - dice l’ingegnere cuneese - ma questo è soprattutto l’obiettivo di ExoMars, la sonda che ora orbita attorno a Marte per studiarne in dettaglio l’atmosfera. E lo sarà soprattutto per la prossima ExoMars, quella del 2020, che porterà un rover su Marte. Una missione europea, anche questa con molta tecnologia e scienza italiane e piemontesi. Il rover della missione 2020 verrà sviluppato e collaudato a Torino, e le due missioni ExoMars vedono entrambe la Thales Alenia Space di Torino capofila industriale del progetto. Una trivella costruita da Leonardo perforerà il suolo marziano fino a due metri di profondità. Nel sottosuolo è presente ghiaccio d’acqua e sappiamo che dove c’è acqua può esserci vita. E’ questo il primo passo per la ricerca di vita nel sistema solare». «A quando i primi uomini su Marte? C’è ancora tempo, avverrà certamente dopo il 2030. Ma intanto è giusto pensare alla Luna e alla costruzione di una base su di essa, per poter sfruttare le risorse del terreno lunare e magari utilizzarla come base stessa per poter compiere il balzo verso il Pianeta Rosso».

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